lunedì 8 febbraio 2010

Memorie dal Giappone – 2a puntata

Visto il grande successo della prima puntata, proseguo nella descrizione del meraviglioso ed incomprensibile Giappone, per quel poco che sono riuscito a capirne, si intende.
Ripartiamo dal mio incontro con Angeli all’uscita est di Shinjuku: subito dopo eravamo a mangiare sushi in uno di quei bar dove i piattini girano davanti a te con il nastro trasportatore, vedi quello che ti piace e te lo prendi. Su ogni portata ci sono due bocconcini, con tonno, salmone, ostriche, sgombro, e si mangia rigorosamente con le bacchette.

Scopro che i piattini hanno una colorazione diversa a seconda del prezzo, comunque molto basso, si va dai 100 ai 300 yen (1 euro=130 yen). In più, si può prendere gratis il tè verde, ci sono le tazze pronte con le bustine e da un rubinetto davanti a te esce l’acqua già calda. Davanti a te trovi anche zenzero marinato, wasabi e salsa di soia. Alla fine, vai alla cassa e ti fanno il conto al volo, evidentemente ti spiavano.
E’ un locale dove regna il silenzio; quasi tutti sono lì per mangiare da soli, e scoprirò che di posti simili, in giro per Tokyo, ce ne sono molti. Il difficile, per chi è forestiero, è capire dove sono e come funzionano; da fuori, in molti casi, non è nemmeno immediatamente intuibile che si tratta di un posto dove si può mangiare. In uno di questi – nella Tokyo Dome City vicino al Tokyo Dome, lo stadio coperto di baseball – andrò con la mia amica e guida personale Angeli ~ da solo non sarei stato in grado.
All’esterno c’è una pulsantiera, dove ad ogni pulsante è abbinata una pietanza, ovviamente scritta in giapponese; inserisci una banconota, premi il pulsante del cibo scelto, e quella ti rende il resto ed una ricevuta - la mia amica ha la delega in bianco, per tutta la durata della vacanza, per decidere il mio menù. Entri e ti scegli un posto, ed i posti sono tutti singoli, separati tra di loro da un pannello in legno; avvisi sulle pareti ti ricordano che è vietato parlare e tenere il cellulare acceso: lì si sta per mangiare! Ti metti seduto, e davanti a te si alza una tendina in bambù, qualcuno da dietro ti recita un’elaborata formula che intuisco essere di cortesia, esce fuori una mano e ti prende la ricevuta. Dopo due minuti, la mano torna con il tuo piatto – è un ramen,
un’ottima zuppa speziata con spaghetti, pezzetti di carne e verdure, forse alghe – te lo poggia davanti, recita ulteriori convenevoli, e poi ti abbassa la tendina. La zuppa è buonissima! In assoluto il cibo giapponese è il più leggero mai provato finora, ed è anche molto gustoso.

Chiudo – per ora – la parentesi socialgastronomica, per tornare al racconto della prima sera. Il quartiere di Shinjuku, in orario serale, è sempre più affollato e caotico; noi ci dirigiamo verso la stazione della Seibu-Shinjuku line. Anche la stazione è molto frequentata: intuisco che il pendolarismo a Tokyo è un fenomeno molto diffuso e scoprirò poi che anche l’ultimo treno della notte, a mezzanotte e mezza, è molto affollato. Angeli abita a Shin-Sayama, 40 km a nord ovest di Tokyo, e i treni impiegano da 40 minuti ad un’ora e mezza ~ il giorno dopo, tornando da solo, prenderò un treno Local invece di un Express, e imparerò la differenza tra i due. Prendo confidenza con i nomi di fermate che mi diventeranno via via più famigliari nel corso della vacanza; sul treno una voce femminile, da un altoparlante, prima in giapponese e poi in inglese, annuncia la prossima fermata ~ la mia preferita sarà Takadanobabà , che si legge proprio così, con l’accento sull’ultima lettera, ma anche Saginomiyà non è male. La voce che legge le fermate è una delle poche che si ascoltano sul treno; l’esperienza del mezzo di trasporto collettivo, in Giappone, si rivelerà significativa per il visitatore italiano. I comportamenti dei viaggiatori possono risultare molto particolari ai nostri occhi, eppure intuisco che quella è la normalità: quasi nessuno si conosce, i pochi che parlano lo fanno a voce bassa; avvisi sul vagone ricordano che in alcune zone è vietato tenere acceso il cellulare, e nelle altre lo puoi fare ma senza suoneria; scoprirò poi che farsi squillare il telefono in pubblico in Giappone è una grandissima cafonaggine, e parlarci ad alta voce lo è ancora di più; nella mia permanenza ho sentito in tutto una suoneria squillare, e non avrò visto più di un paio di persone parlare al telefono. Penso a quelli che alle Tv italiane vendono suonerie per teenager di tutte le età, qui in Giappone probabilmente sarebbero disoccupati; e aggiungo pure che, considerando i molti italiani che in treno o in altri luoghi pubblici ti rendono partecipe delle loro affascinanti vicissitudini, tutto sommato la discrezione nipponica è di mio gradimento. Detto ciò, molti tokyesi -si dirà così?, mah – sul treno, hanno continuamente il cellulare in mano. E cosa ci faranno mai? Angeli mi suggerisce: mandano sms , e-mail, navigano, giocano, ascoltano musica. Lei non ne è immune: capisco che il suo i-phone Apple – peraltro, uno dei pochi modelli con cui io abbia familiarità, molti altri cellulari che vedo in giro sono a me sconosciuti, ma non che sia un esperto, si intende – è per lei una guida, un mezzo per comunicare, l’accesso a molte informazioni on-line, uno strumento di svago: è l’ultimo oggetto che posa prima di addormentarsi ed il primo che cerca al mattino al risveglio. Per muoversi a Tokyo, lo consulta continuamente per sapere orari e coincidenze di treni urbani e metropolitane – con assoluta certezza, peraltro: non è una leggenda, con i mezzi di trasporto giapponesi ti ci puoi rimettere l’orologio. Ha scaricate tantissime applicazioni e giochi; le differenze linguistiche tra di noi sono superate da un programma nel quale lei scrive in giapponese, ed immediatamente dall’i-phone esce una calda e suadente voce maschile mi dice in italiano parole gentili e piacevoli ( “sei molto bello” – chi? Io? Grazie). Detto che metà dei pendolari gioca con il cellulare, l’altra metà invece dorme. Un sonno profondo ed immediato, si direbbe. Entrano nel vagone, trovano un posto libero e dopo due secondi chinano la testa in avanti, per rialzarla solo un secondo prima di arrivare alla loro fermata; con altrettanta discrezione, si alzano ed escono. Evidentemente il loro orologio biologico è anche tarato sugli orari delle metropolitane.

Anche sul treno ci sono ragazze carine dal look accattivante; riconosco di subire il fascino degli occhi a mandorla, ma mi trovo ad essere il solo a fissare tanta bellezza e sensualità, e non vorrei essere scambiato per il solito maniaco italiano; gli altri, invece, sembrano tutti essere persi nel loro mondo. Una cosa significativa mi è accaduta un giorno su un vagone affollato; abbastanza stretti ed in piedi, avevo alla mia sinistra una bellissima ragazza, e alla mia destra un uomo di mezza età concentrato nella lettura di un manga erotico .


Arriviamo a Shin-Sayama : è un centro abitato autonomo da Tokyo, ma in realtà durante il viaggio abbiamo incontrato un continuo di case e palazzi; di fatti siamo in un’altra prefettura ma facente parte della Greater Tokyo .

L’appartamento di Angeli è al terzo piano di una moderna palazzina che affaccia sulla ferrovia, e lì scopro già alcune cose interessanti: entrando a casa ci si toglie le scarpe – ma la sorpresa è relativa, tutto sommato già sapevo che gli italiani sono tra i pochi che tengono le scarpe a casa, e non le fanno togliere agli ospiti; in ogni caso, si raccomandano calzini sempre in ordine e presentabili. In più, in casa fa un freddo cane, non c’è riscaldamento se non un condizionatore d’aria; scoprirò poi che la sua non è un’eccezione, ma una regola.
Le stanze sono piccole, la cucina poco “frequentata” – e su questo aspetto interessante tornerò in seguito, parlando delle abitudini alimentari giapponesi; non ci sono sedie, il salotto è un insieme di cuscini adagiati in terra, e le gambe si allungano sotto un tavolino basso da cui esce una copertina che ti copre le gambe, e la cui faccia inferiore è riscaldata elettricamente ~ molto piacevole, direi; si dorme in una stanzina con porte scorrevoli e tatami sul pavimento, adagiati sul futon. La complicata toilette giapponese invece richiede una descrizione a sé, lo farò in seguito. Ma la vera sorpresa sono le origini di Angeli, e la spiegazione del suo strano nome.

2 commenti:

  1. bene bene! adesso sono pure tra i sostenitori del blog e.. attendo con ansia la terza puntata che svelerà origini e spiegazione del nome di Angeli.
    Ciao Ste!
    a presto allora :))))

    RispondiElimina
  2. Tre puntate...ci fai stare in ansia!!

    RispondiElimina