Ed in Giappone, inevitabilmente, si finisce per vedere le cose sotto un altro punto di vista, talmente bizzarri possono apparire i comportamenti, le abitudini, l'architettura, il cibo giapponesi agli occhi di un italiano. L'impatto con il giappone è stato così... traumatico ~ non trovo un altro termine, ma intendiamoci: un trauma positivo, di quelli che ti colpiscono dentro e ti fanno sentire vivo ~ che difficilmente riesco a paragonarlo a qualcosa di già provato in precedenza, se non - forse - la prima volta che capitai a New York. Oppure penso all'atterraggio in India, a Delhi, qualche anno fa, quando incontrai una mucca all'aeroporto - chissà se era appena atterrata pure lei. Eppure, nei paesi dalla cultura millenaria come può essere quella indiana, il rapporto che si riesce ad avere con la popolazione è, purtroppo, dettato dalla povertà della loro condizione, e difficilmente si riesce ad andare troppo oltre nella conoscenza e nello scambio culturale. A Tokyo nulla di tutto ciò: immaginate una città tipo quella del film Blade Runner, luci, scritte, pannelli luminosi con musica e pubblicità ovunque; milioni di giapponesi che arrivano da tutte le direzioni, apparentemente tutti uguali, ai nostri occhi; ragazze dall'abbigliamento molto provocante - avete presente certi manga arrivati pure da noi?; e nessuno che ti presti la minima attenzione. Però: grande cortesia in ogni occasione di scambio ~ solitamente commerciale, almeno agli inizi. Grandi inchini ed elaborati ringraziamenti, anche se si compra solo un dolcetto.
Prima difficoltà da superare: arrivare alla stazione di Shinjuku - leggete su wikipedia : è la stazione treni/metro più affollata al mondo, frequentata ogni giorno da milioni di abitanti di Tokyo e dintorni: credo peraltro di averli incontrati tutti, almeno una volta.
Una volta arrivati lì, trovare un posto dove lasciare il bagaglio - relativamente facile: Tokyo è piena di "locker",

armadietti di tutte le dimensioni dove lasciare oggetti ingombranti, il difficile è capire come si usano, ma per fortuna le istruzioni sono pure in inglese - e poi cercare l'uscita est della stazione (in caso di necessità, usare la frase: higashi kaisatsu guchi wa doko desuka?, cioè: dov'è l'uscita est?) e il RankinRanQueen dove, alle 19.30, incontrerò Angeli, la mia amica giapponese ~ ma poi scoprirò che non è proprio giapponese ~ conosciuta l'estate precedente durante la scalata al Monte Kinabalu, nel Borneo - tra l'altro, lei è arrivata in cima a quota 4.100 mt circa, io sono morto congelato a 3.800, ma casomai ve ne parlerò in un secondo momento, se di vostro gradimento.
Trovo il posto, e capisco che è un luogo di appuntamenti - tipo Coin, o la Piramide, o l'obelisco all'Eur, per capirci. Altro dilemma: la riconoscerò, in mezzo a milioni di asiatici? Mi consolo pensando che comunque mi riconoscerà lei, lì sono io quello esotico.
Nell'attesa, me ne vado in giro per il quartiere di Shinjuku: grattacieli iluminati, attività commerciali, scritte ovunque - ovviamente incomprensibili; sexy shop (leggo poi sulla guida che sono a Kabukicho, in cui le attività goderecce -anche molte sale giochi, tra l'altro, dove si gioca il Pachinko, una sorta di slot machine locale rumorosissima - sono tutte gestite dalla mitica Yakuza, la mafia locale), ristorantini con esposti in vetrina i piatti che si possono degustare; ragazze stupende che indossano, nonostante il freddo pungente, minigonne o jeans cortissimi, tutte super fashion e piene di accessori ricercatissimi e coloratissimi (cappellini, guanti, ecc).

Si avvicina l'ora dell'appuntamento, ritiro il bagaglio - che avevo lasciato all'uscita sud di Shinjuku, ovviamente a un km circa da quella est - compro un mazzo di fiori e mi sistemo sotto l'insegna del RankinRanQueen...
e dopo un po' accade quello che pensavo: mi si avvicina una ragazza, mi sorride, tira fuori il suo i-phone e mi scatta una foto, da perfetta turista giapponese. Angeli, dalla scorsa estate, ha cambiato il colore dei capelli, e si è pure fatta l'extension.
Iniziano i 10 giorni più destabilizzanti della mia vita: la vacanza proseguirà con la costante sensazione di essere capitato su Marte, e di essere circondato da marziani, per fortuna innocui e anche molto gentili, se del caso, ma pur sempre alieni.
Fantastico Stefano ;-))
RispondiEliminabell'esperienza Ste! e complimenti per la capacità espressiva.. mi hai trasmesso un pezzo di viaggio :)
RispondiEliminaho commentato ma non appare.. ci riprovo! Steeee! complimenti per l'articolo, mi hai fatto assaporare un pezzetto di giappone e chissà, da aspirante shiatsuca namikoshi, che non riesca prima o poi a vivere la "mia" esperienza giapponese.
RispondiEliminaComplimenti Ste?in alcuni passaggi, mi è sembrato di trovarmi in Giappone.
RispondiEliminaPeppe
grazie Flavia, se volete tra qualche giorno scrivo la seconda puntata! ;-)
RispondiEliminaavoja! eccome no! io la aspetto ;)
RispondiEliminabella ste'!!
RispondiEliminasecondo me c'ha un talento nello scrivere....e poi per me gli aneddoti dei tuoi viaggi so' musica per le mie orecchie!!!
aspetto le altre puntate....
ale