mercoledì 24 marzo 2010

Cambiamenti Blog

Il blog StraniCamaleonti ha deciso di trasformarsi in sito, con un nuovo blog interno. Presto avrete delle belle novità!

lunedì 22 marzo 2010

Fantasmi Dal Passato O Incubi Dal Presente?



Circola da qualche settimana in rete questo scritto di Elsa Morante.


"Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di
delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la
condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo. Perché
il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per
insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e
tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle
sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto
che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il
dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere,
sceglie sempre il tornaconto.
Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile
effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo
onesto, sarebbe stato tutt'al più il leader di un partito di modesto
seguito, un personaggio un po' ridicolo per le sue maniere, i suoi
atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso
della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il
capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano.
Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza
credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di
famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si
circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo
abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza
un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole
rappresentare."

Il testo, del 1945, si riferisce, naturalmente, a B. Mussolini.

martedì 9 marzo 2010

Memorie dal Giappone - una domenica a Tokyo ~ prima parte

Ecco, ci siamo. Stiamo per partire. Quante volte avrò corso la Roma-Ostia? Boh, tante. Sarà ma oggi mica mi sento un granché bene. Con quest’allergia, da quando mi sono svegliato alle 6, avrò fatto un centinaio di starnuti. Mi prudono gli occhi e il naso, non respiro per niente bene, e se le gambe mi diventano di marmo come l’ultima volta, ma chi ce la fa a fare 21 chilometri? Se la finisco sotto l’ora e 40, mi sarà andata di lusso. Paolo vuole partire a 4 e 10, ma a quella velocità faccio al massimo 10 chilometri e poi schianto. Ecco, lo sparo, si parte. Imboccallupo, imboccallupo. Acci quanta gente, pochi metri e già Paolo me lo sono perso. Scusate, permesso, scusate!... Ma questi qui vanno a due all’ora e proprio tutti davanti me li devo ritrovare? Si, si, scusa, stavo per farti cadere, mica l’ho fatto apposta, devo raggiungere il mio amico. Eh, mi sa che non ce la faccio a raggiungerlo. Cavolo, ma dopo 300 metri, già una salita? Ma c’era l’anno scorso? Ci sarà stata si, la Colombo è sempre quella. Ecco, primo chilometro… acc!..., 4 e 16! Sto andando troppo forte. E già mi fa male una gamba. Che muscolo è quello?... ah, si, il tibiale anteriore… se mi fa male così già alla partenza, andiamo bene. E il pacemaker dell’ora e 35, già mi sta seminando. Mi pare vada sempre più forte. O forse rallento io. Ecco il secondo chilometro… 4 e 31! Che rallentamento… me lo sentivo. Ora comincia il calvario, andrò sempre peggio, e ‘ste gambe me le sento già di legno. C’è poco da fare, inutile stare a pensare a tutti i dolori che sento. Ce ne saranno sempre di più. Ste, prova a pensare a qualcos’altro, e forse i 19 chilometri che mancano passeranno. Magari passeranno più veloci, e i dolori spariranno. Pensa a qualcos’altro. Fai viaggiare la mente.

E’ una bella domenica di sole a Shin-Sayama. Mi sto abituando alla suoneria del cellulare di Angeli che ci sveglia al mattino, una voce femminile intona una dolce melodia in una lingua sconosciuta che rende il risveglio più piacevole. L’aria è frizzante, il cielo limpido. Mi affaccio al balcone, i binari della ferrovia Seibu-Shinjuku scintillano sotto i raggi del sole invernale. La campanella del passaggio a livello inizia a suonare, le sbarre si abbassano e dopo poco appare il treno per Tokyo. Visto che passa più o meno un treno ogni 5 minuti, dalle 5 di mattina a mezzanotte, mi chiedo quante volte le sbarre si alzano e si abbassano in un giorno. Ma sicuramente il passaggio a livello giapponese sarà sempre perfettamente funzionante, così come la campanella che annuncia il treno.

Abbiamo dinanzi una lunga giornata! Angeli ha contattato alcuni suoi amici, in serata andremo in discoteca a Shibuya, ed è inutile uscire presto di casa, meglio andare a Tokyo nel primo pomeriggio e poi farci tutta una tirata. Angeli ne approfitta per fare le pulizia di casa, mentre io mi sistemo davanti la tv, e mi vedo Bullit in dvd, con Steve Mc Queen in gran forma.

Che fatica. Meno male, il quinto chilometro. Lo chiudo in 4’ e 17”, un po’ sto riprendendo il passo. Vabbe’, facile, è in discesa. Ecco il rifornimento, ma già so cosa ci verrà subito dopo: curvone a destra, un po’ di rettilineo, curva a sinistra, e poi inizia la salita maledetta, un chilometro di fila di pura sofferenza. Ma non ci pensiamo. Torniamo in Giappone.


Prendiamo l’automobile. Angeli ha l’auto, ma non la usa mai per andare a Tokyo, solo per girare per Shin-sayama e dintorni. L’hinterland giapponese mi ricorda molto il tessuto urbano di alcuni centri abitati degli Stati Uniti, visti durante il viaggio sulla Route 66. Lunghe e ampie vie stradali su cui si affacciano grandi megastore, ristoranti e fast food, stazioni di servizio. Angeli fa spesso tardi al lavoro, se non ha voglia di fermarsi a Tokyo torna a casa con il treno, prende l’auto e va a cenare in uno di questi ristoranti. Per il nostro pranzo, ne sceglie uno che, come aspetto e per la sua posizione, potrebbe trovarsi benissimo lungo una highway americana. Un ampio parcheggio circonda una costruzione in legno, stile vecchio west. Dentro l’ambiente è ancora più kitch, tavoli e panche in stile rustico; il menù propone hamburger, e tutto sembra fatto per evocare al nipponico il mito dei telefilm americani un po’ on the road, tipo Hazzard. Scelgo un hamburger all’ananas e un succo di mango.

Uff!... che fatica. Sta salita ogni volta è un inferno. E il pacemaker non lo vedo nemmeno più, all’orizzonte. Settimo chilometro, 4 e 43. Pensavo peggio. Ma mica è finita. Certo che ‘ste gambe ormai so’ diventate de legno. Ma dov’ero arrivato? Ah, si, il pomeriggio a Tokyo.


In fondo alla highway, la monotonia del paesaggio urbano viene spezzata dal cono sinistro ed inconfondibile del monte Fuji. Dovrebbe essere lontano un centinaio di chilometri, eppure la sua sagoma scura è l’unica cosa che spezza il soleggiato panorama che ci circonda. Lasciamo l’automobile, e ci avviamo verso Tokyo in treno. Anche oggi lascio carta bianca alla mia guida, e lei mi propone di andare al Planetarium alla Sunshine City di Ikebukuro.


Ikebukuro è un altro quartiere molto frequentato dai giapponesi nei giorni di festa, a giudicare dalla folla oceanica in giro. Anche qui, luci e suoni dappertutto. La Sunshine City è un enorme centro commerciale e culturale, dominato da un grattacielo imponente; con non poche difficoltà Angeli riesce ad arrivare al Planetarium, all’ennesimo piano della Sunshine City. Da forestiero assolutamente smarrito, trovo particolarmente divertenti, i tabelloni che forniscono la planimetria del luogo per aiutare nell’orientamento, dove l’unica parola in inglese è “information”, e tutto il resto è per me incomprensibile. Angeli appare particolarmente entusiasta; quello offerto dal planetarium è uno dei suoi spettacoli preferiti, non ne vede uno da un po’ di tempo e ribadisce il suo entusiasmo con un paio di “I’m so excited!!!”. E in effetti lo spettacolo è di sicuro impatto emotivo, nonostante le poltrone reclinabili siano molto comode riesco pure a non addormentarmi e a rimanere meravigliato con il naso all’insù per tutta la durata dello spettacolo, affascinato dalla visione di aurore boreali e costellazioni, accompagnata dalla calda voce di una cantante locale di grande successo.

Così come i molti giapponesi presenti, usciamo soddisfatti dallo spettacolo, e da lì Angeli mi conduce prima in un negozio di manga e anime , e quindi in una sala giochi.

La salita è finita, ma ora c’è il falso piano che dura un altro chilometro…. e ancora non siamo nemmeno a metà gara… e me la sto facendo tutta da solo, il pacemaker ormai sarà arrivato a Ostia… ma chi è che mi si affianca?... hey, Andrea, hai un bel passo, come va? Se mi tiri, proviamo insieme a raggiungere il pacemaker, che ne dici?


Il negozio di manga si sviluppa su 3 piani, ed è soprattutto quello dei gadget il più interessante. Ne esistono di tutti i tipi, e di molti mi sfugge anche lo scopo, che probabilmente è solo decorativo. Molto belli sono anche i costumi degli eroi dei manga, che deduco essere – dalle taglie – destinati a bambini dai 5 ai 60 anni, come minimo. Sono tentato di prenderne uno da Sailor Moon o da Goku, e andarci in giro per l’Alberone, così, tanto per vedere l’effetto che fa. Accantono la malsana idea, e ripiego su un paio di Gundam da regalare ai miei nipoti. Particolare è il reparto dedicato ai fumetti ~ ne visiterò molti altri, di manga shop ~ dove molti lettori sfogliano avidamente e in totale immersione i tanti fumetti che il luogo offre. Nessuno comunica con l’esterno, tutti sembrano completamente rapiti dalla storia che stanno leggendo ~ si leggono al contrario, peraltro, rispetto alle nostre abitudini di lettura: è come se cominciassero dall’ultima pagina.
Le sale giochi sono un concentrato di tutto ciò che offre Tokyo, talmente elevata è la sarabanda di suoni luci e colori da rischiare di uscirne fuori completamente ebbri. Non sono mai stato un appassionato di videogiochi e mi chiedo se quelli che vedo qui siano degli inediti per il nostro paese oppure no. Di sicuro da noi non ricordo posti con un simile frastuono. Angeli mi ha portato qui per farmi conoscere una particolarità giapponese: la purikura (l’accento va sulla “i”). Cos’è, chiederete. In breve: è una cabina per fare foto automatiche ~ e fin qui niente di nuovo, le abbiamo pure in Italia. Però l’approccio è sicuramente ludico – e infatti stanno nelle sale giochi: nelle purikura si sta in piedi, per potersi permettere le pose più spiritose ed ardite; e le foto si fanno in genere in due persone, come minimo, ma prima di noi entrano nella cabina anche gruppetti più nutriti, 5 o 6 giapponesi tutti insieme. Una volta terminati gli scatti – almeno 6 – si esce, e le foto appaiono su un monitor interattivo; si scelgono le migliori, quindi una speciale penna elettronica ci permette di aggiungere alle immagini una serie di effetti speciali: scritte, colori, stelline, cuoricini. Una volta terminata la decorazione, la macchina stampa le foto, di piccole dimensioni ed adesive, atte ad essere incollate su cellulari, quaderni, diari, ecc. Il risultato è sorprendente:la macchina ti fa apparire il più bello possibile: sia io che Angeli sembriamo usciti fuori da un manga, i nostri volti luminosi, lei con i lunghi capelli lisci e gli occhi minuti da orientale ~ tipo Candy Candy che arrossiva quando incontrava Terence ~ ed io con due occhioni da cerbiatto che capisco essere fonte di invidia per molti, qui in Giappone ~ almeno a giudicare dalle foto delle modelle esposte all’esterno della macchina. Anche Angeli rimane colpita dai miei occhi, “you look like animation”, commenta.
Credo di inizio a capire un po’ questi giapponesi, che nei loro svaghi del finesettimana mi appaiono tutti come dei gran bambinoni. Appassionati di immagini, luci, colori, suoni, affidano al sogno tecnologico la possibilità di veicolare le loro emozioni e di realizzare la loro felicità. Sotto forma di una foto adesiva tutta colorata da appiccicare al telefonino. Che in effetti, un po’ più felice mi ha reso.

Uff!, ma quanto corre Andrea… l’ultimo km lo abbiamo fatto a 4’ e 10”, continuo così e scoppio. Ma ormai gliel’ho detto, di tirarmi, devo resistere almeno un altro po’. Calasse il vento, almeno. Invece qui si va di bolina. Ormai ho il ginocchio in fiamme, e comincia a farmi male pure la schiena. Ma non ero più felice a Tokyo, a disegnarmi i cuoricini sulla purikura insieme ad Angeli?


to be continued...